Vetrina Artisti / Franco Squizzato - Arte e Natura Associazione Culturale e Museo di Sculture e Affreschi

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Vetrina Artisti / Franco Squizzato

Franco Squizzato

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Non conosco, se non per intuizione, la vicenda di FRANCO SQUIZZATO. Non perché io non l'abbia voluta conoscere, ma perché lui non l'ha voluta raccontare. Franco è uno spirito schivo, che preferisce tacere, che per sua umanità preferisce il silenzio, tralasciando anche la memoria di sé. Perciò è necessario leggere con accortezza le sue opere allo scopo di vederne la misura ed il sentimento, senza l'intento di individuare l'indirizzo di stile o quel filo conduttore che si riferisca ad una fonte di orientamento.
È necessario tralasciare il pensiero per avvertire l'immediato messaggio: quello del colore, delle sue cadenze, delle pause e della luce sulla carta o sulla tela. Così le comunicazioni della pittura corrono in analogia ai suoni della musica. Avete mai chiesto ad un suono, ad una armonia o ad una contraddizione di note, cosa voglia dire musica? Osservo una serie di paesaggi dipinti da Franco: uno di questi è una boscaglia di alberi in verde azzurrino con fondale chiaro: il bosco tende al suo disincanto. Pare una vegetazione di scheletri disarticolati nata da un cimitero abbandonato. Ma, ad un certo punto, il fogliame disseccato, le fronde ed i rami più alti si incendiano. Un fuoco invade latonalitàdel cielo e travolge la scena. La metà superiore del dipinto è un vortice rosso che trascina e prorompe, lasciando le ossa calcinate, come resti sepolcrali, secondo una profezia biblica. Ho veduto altre due scene con intrichi di alberi: l'una ha nel mezzo un bagliore di luce che schianta gli steli ed i tronchi, lacerando le foglie, come improvvisa apparizione di folgore che all'istante sconcerta e travolge le sembianze della natura; l'altra è una boscaglia con grossi tronchi spezzati, al di là dei quali nasce un fitto germogliare di fusti, conclusi con rami diritti e frondosi di verde che si addensano fino a diventare liquida immagine forse di uno spettro del cielo, forse rivelazione ritrosa di un animo che si esprime tremulo come una visione fiamminga.
Un'altra e più sconcertante figura è il profilo di una montagna, reale ai suoi estremi, ma stravolta di luce nel suo avvallamento centrale, per via di un cielo variato che, a metà del suo movimento, imbianca di sole le nubi. Mentre il riflesso della roccia, nell'atto di apparire realtà ripetuta dalla specularità lacustre, è particolarmente pensiero che sgoccia le lacrime della terra nell'acqua per cancellare il pianto della natura. Ho veduto disegni, sanguigne, ritratti: figure invecchiate da lungo, estenuante dolore. Una sanguigna raffigura una mano gigantesca: avanza in primo piano e mi afferra, lasciando dietro di sé un volto barbuto e stravolto, memore di un'anima dannata negli affreschi della Sistina. Ci sono ancora tante altre voci. Mala poesia di Franco Squizzato non è una norma di estetica ne una precisazione di storia quanto il sentimento di una lacerazione dell'animo, lo scuotimento che diversifica la sua figura assoluta dalle vedute consuete del quotidiano. Michel De Montaigne scrive che quando si avverte questo infrangersi dello spirito, solo allora vi è poesia.

Giampaolo Bordignon Favero

 
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